sabato 15 luglio 2017

Non proprio un appuntamento - RACCONTO

La prima volta che ti vidi, non mi hai nemmeno notato intento com'eri a chiacchierare con altre persone. Ti passai davanti e un pensiero si intrufolò in testa.
"Io con uno così non ci prenderei nemmeno un caffè".
Subito dopo mi dissi: "Come sono profondi quegli occhi scuri, nascondono tante cose".
Ero al compleanno di un'amica e prima di lasciare la festa poggia gli occhi su di te. Me ne andai con l'immagine di te che rideva alla battuta del ragazzo che ti sedeva accanto.
I giorni trascorsero e al tuo sorriso e ai tuoi occhi non ci pensai più.

venerdì 7 luglio 2017

Lasciare andare

Ci sono momenti in cui ti senti piena di tutto. Hai troppe cose da fare, troppi libri da leggere e troppe storie che ti affollano la testa.
Devo fare questo. Ma intanto leggo quest'altro, poi spegni il kindle e afferri le Lezioni Americane di Calvino appolaiate sul comodino.
Scriverò domani, pensi mentre ti addormenti con il tarlo in testa di un'altra storia bloccata sempre allo stesso punto.

giovedì 18 maggio 2017

Piccole manie di una scribacchina

Che gli scrittori abbiano delle manie è risaputo. Hemingway scriveva solo a matita e solo sui taccuini con la copertina nera, stessa cosa per Truman Capote che poi passava a macchina la storia completa. Hònore de Balzac scriveva consumando ettolitri di caffè e Isabel Allende non comincia mai un lavoro in un giorno diverso dall'8 gennaio. Ora, lungi da me volermi paragonare a questi grandi scrittori. L'unica cosa che ho in comune con il grande Hònore de Balzac è il consumo eccessivo di caffè, ma mi sono accorta che nella mia "non routine" di scrittura ho delle vere e proprie manie.




lunedì 15 maggio 2017

Un amore di fine estate

La fine dell'estate aveva il sapore del mare che lava via i brutti pensieri e della brezza che sospira nuovi desideri. Gli ultimi giorni di vacanza erano i migliori, più leggeri di gente e pieni di ozio da riempire.
Lei si fermò al solito bar per la prima colazione del mattino. Il borgo era ancora dormiente, in vacanza la gente si concede il lusso del sonno. Sul molo qualche pescatore trafficava sulla propria imbarcazione, sistemava le ultime cose prima di lasciare il mare e vivacchiare sulla terra ferma.
Le bastò incrociare lo sguardo con il proprietario del bar per ordinare. Per lei sempre lo stesso: brioche con crema e amarene e cappuccino. Distese il giornale sul tavolino e lanciò un'occhiata rapida ai titoli in prima pagina, c'erano le ultime dichiarazioni del Papa e i soliti battibecchi politici tra governo e opposizione.
Allungò lo sguardo verso il mare, non si stancava mai di guardarlo. Il cielo era pulito, spoglio da qualsiasi ornamento, e il sole riluceva sullo specchio d'acqua.
Un sorriso si inarcò sul suo volto, facendo arricciare i suoi magnifici occhi azzurri. Sorrise nel ricordare quello che era successo la sera prima.



Lui l'aveva baciata. Si erano staccati dalla compagnia, presi com'erano a riempirsi di parole. Più parlavano e più scoprivano di avere tante cose in comune. A un certo punto si erano ritrovati soli, lei seduta sul muretto del molo e lui in piedi di fronte a lei.
Lui aveva detto una cosa buffa ed entrambi si erano messi a ridere, poi lui aveva legato le braccia alla vita di lei.
Lei inspirò il suo profumo, era dolce e determinato, chiuse gli occhi e le porte del suo cuore si spalancarono appena le loro labbra si incontrarono.
Fu un bacio senza fretta. Un bacio carico di intenzioni. Si strinsero per un po' e poi lasciarono il molo abbracciati. Lei aveva poggiato la testa sulla sua spalla e il braccio di lui le circondava la vita.
Camminarono così fino a casa di lei, lo fecero in silenzio. Ora erano i loro cuori a parlare. Si erano desiderati tutta l'estate e, finalmente, aveva trovato il coraggio di viversi.
Lui sarebbe partito il giorno seguente, m si era fatto strappare una promessa. Quell'amore di fine estate doveva conoscere il resto delle stagioni.
L'aveva salutata con un bacio carico di desiderio, lei aveva schiacciato una guancia contro il suo petto stringendolo fino a diventare un solo corpo.
Già sentiva la sua mancanza, ma la consapevolezza che l'avrebbe riabbracciato dopo qualche giorno le scaldò il cuore.

Il proprietario del bar servì la colazione. Mentre poggiava il solito cappuccino sul tavolino fece tintinnare il cucchiaino adagiato sul piattino di ceramica. Quel piccolo trillo la riportò alla realtà, alzò lo sguardo verso il barista e lo ringraziò abbozzando un sorriso. 
L'orologio segnava le otto, di lì a poco sarebbe scesa in spiaggia.
Prese il cellulare e scrisse tre semplici parole.
"Già mi manchi".
Un beep frettoloso annunciò la risposta.
"Anche tu".
La voglia di tornare a casa divenne ancora più impellente. Quell'amore di fine estate le avrebbe reso dolce l'incedere dell'autunno e di tutti gli impegni che l'accompagnavano.